Il computer da 25 dollari lo si può vedere nell’immagine

ed è una bella suggestione.
Penso che lo acquisterò, perché insegno Tecnologia.
Ma mi lascia dubbioso l’idea del produttore del Raspberry Pi, l’inglese David Braben, che afferma:“i nativi digitali rischiano di essere meno bravi a utilizzare i computer di quanto fossero i loro coetanei di trenta anni fa. Oggi impiegano la loro creatività per primeggiare in videogiochi come Little Big Planet o Roller Coaster Tycoon, ma non c’è molto altro che sappiano fare con un pc. Sono come persone che sanno leggere ma non sanno scrivere. Per essere più chiari ancora: ormai tutti sanno tenere un blog o aggiornare Facebook, ma pochissimi sanno anche programmare; non conoscono il linguaggio informatico. E questo perché è molto difficile che gli venga voglia di programmare con i moderni pc: sono oggetti troppo belli e sono troppo… facili.”
Già, è quello che affermano molti critici dell’idea dei nativi digitali:“Macché digitali: spesso siamo più bravi noi vecchietti che col computer ci sappiamo fare!”. All’inizio del ’900 c’erano moltissimi uomini che montavano e smontavano automobili, ma certo non nell’ordine dei miliardi che adesso la usano. Qualche patito meccanico della domenica lo trovi ancora, fuori dai circuiti produttivi, e così penso di essere anch’io con i computer, per ragioni anagrafiche e professionali (nel mio piccolo cerco di insegnare la logica della programmazione attraverso il linguaggio LOGO e in terza media smonto i computer insieme ai miei alunni).
Ma con 25 dollari ormai ti compri un tablet indiano con Android, se vogliamo parlare di mainstream.
